Il senso dell’umorismo ama la vita, comprende la sua confusione e la valorizza anche quando diventa sgradevole.
(Tratto da: Romano Guardini)
Il senso dell’umorismo ama la vita, comprende la sua confusione e la valorizza anche quando diventa sgradevole.
(Tratto da: Romano Guardini)
Raccontare è alle volte una attività percepita come una cosa legata al diletto e di conseguenza a una perdiata di tempo.
Tuttavia la creatività che nutre l’animo umano ma anche l’intero essere compreso il corpo, va aiutata a crescere, a sostenersi e a nuntrirsi per il completamento della struttura “uomo-persona”.
In questo video, Sir Ken Robinson espone una divertente e toccante argomentazione a favore della creazione di un sistema educativo che nutra la creatività (anziché metterla a repentaglio).
Il video è stato registrato nel 2006 in America, all’incontro nazionale del TED acronimo di Technology Entertainment Design, consisteva essenzialmente in una conferenza annuale dove alcune decine degli scienziati, inventori, entertainers, ingegneri, filosofi e business guru più innovativi del tempo si ritrovavano a Long Beach insieme ad altri pochissimi fortunati per condividere le loro idee in un linguaggio accessibile a tutti.
Categoria:
Non profit e attivismo
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Intervista al filosofo Emanuele Severino su ‘Il posto delle fragole’ di Ingmar Bergman.
Non riuscendo a caricare gli spezzoni del film che vorrei, inserisco una intervista al filosofo italiano Severino, il quale fornisce una lettura dei due film che mi sono particolarmente cari: “il posto delle fragole” e “il settimo sigillo”. Questi due film di Ingmar Bergman, conosciuti fin ai tempi delle superiori, mi hanno in qualche modo accompagnato fin ad ora, nella considerazione della vita. Sono immagini e situazioni che ritornano, ogni tanto, nella mia storia e che vorrei condividere in qualche modo, per esempio “riesumando” letteralmente questo regista e suoi film dall’oblio, del tempo. Sapendo che non sono film avvicinabili ai canoni cinematofrafici dei film moderni, per chi vorrà perdere un pò di tempo per cercarli, per chi vorrà coraggiosamente guardarli, auguro una buona visione.
Mi permetto di fare due considerazioni.
Non sono un fotografo ma a me sembra straordinaria.
La cosa cosa che mi colpisce è la storia che racconta. Una immagine, una vita. Un momento della narrazione di questa ragazza “colta al volo”, nella sua interezza e determinazione. “On the way to a new life” è il titolo: nulla di più azzeccato.
On the way to a new life
“The photo today is something complete different that I usually post. It is one of my first strobist street shots and was the result of a small photo shot, that was more an experimental session. I was during this time (and still) deeply impressed by the photos of Dustin Diaz (Link) and try to do something similar with my equipment (He is using a 5000$ lense). The photo is … bit.ly/rYV4Pe”
Di Werner Kunz
Werner Kunz+ Aggiungi contatto
Questa foto è stata scattata in data 5 giugno 2010 a Riverside, Cambridge, MA, Stati Uniti d’America usando una Nikon D90.
Non si finisce mai di diventare grandi. Non si finisce mai di imparare cosa sia la saggezza e l’amore…
Guarda questo video su YouTube. Caricato da
http://www.genitorieccellenti.it - quante volte abbracciate i vostri bambini o le persone care intorno a voi ? Forse non lo fate mai abbastanza
The change is now
Open your mind and
Listen the wind of change
Open your hands
And start to fly
The change is now
Guarda questo video su YouTube:
Autore: Cesare Picco - Piano Calling, new album out 16.04.2012
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A cura di alterita-narrativa.
Per leggere l’articolo clicca su “fonte: calameo.com”
(Fonte: calameo.com)
Tratto da WEBB Aliske, Dodici Fili d’Oro, quando il cuore e la mente possono trasformare la tua vita in un’avventura meravigliosa, Sperling & Kupfer, 1996
Se siete fortunate, avrete ereditato una trapunta “quilt” (una coperta, generalmente coloratissima, fatta con pezzi di stoffa diversa e ricavata anche da vestiti) da una nonna o addirittura da una bisnonna. E su quel “quilt” e’ ricamata la storia di famiglia. Potete avvolgevi nel suo tiepido abbraccio e immergervi nel fluire del tempo, ben sapendo che ciò che è giunto fino a voi passerà ad altre generazioni. “Da donna a donna”.
1- Impegno
(E’ un accordo, un patto tra una persona che si propone e un’altra che si dispone ad apprendere. Inoltre è necessario stabilire quando si intende finire il lavoro).
2- Proponiti un’obiettivo
(progettare lo schema del quilt, immaginare il processo e scegliere il modello ideale da imitare).
3- Pianifica il tuo lavoro e concretizza il tuo piano
(riprodurlo e mettere un piano per iscritto; non potreste mai affidarvi alla memoria per ricordare ogni si gola forma del quilt, e dovrete riprodurlo sulla carta. In modo analogo mettete il vostro piano per iscritto e il piano diventerà un modello carta… Il metterlo per iscritto rafforza l’impegno e aiuta l’attenzione sui passi successivi che porteranno alla meta).
4- Fa’ sempre un lavoro di qualità
(qualcuno disse una vola che un quilt è l’auto ritratto di chi lo confeziona. Perciò fate in modo di autografie la vostra opera segno dell’eccellenza).
5- Assumi le tue responsabilità e sii respons-abile
(accettare le responsabilità non solo interrompe l’ondata delle emozioni distruttive e negative - povera me che cosa mi è capitato- ma spalanca la porta del futuro, insegnandovi ad apportate delle esperienze per migliorare nella vita. Assumere le responsabilità è assumere il comando delle operazioni, prendere delle decisioni e non farsi trasportare da eventi del caso. Da possibilità di scelta. Possibilità di scelta assicura l’indipendenza).
6- Preparati ad imparare per tutta la vita
(non sempre impariamo quello che ci è necessario quando ne avremmo più bisogno. La vita ci da le sue lezioni in modo casuale e noi dobbiamo mettere insieme i pezzi, proprio come in un quilt. Non è mai troppo tardi insegnare un esercizio a un vecchio cane, non è mai troppo presto per insegnare un nuovo esercizio a un giovane cagnolino).
7- Cooperazione
(sinergia: sommando la forza delle vostra azioni avete ottenuto un risultato più soddisfacente di quello prodotto da ognuna con le sole sue forze. È la soluzione win-win).
8- Da’ il tuo contributo
(quando qualcosa ti riesce bene sei obbligato a guardarti intorno e a sdebitarti aiutando qualcun altro a riuscire nel suo intento. Contribuire significa servire o lavorare al più alto livello. La via ci ricompensa di ciò che abbiamo donato. Il servizio é il prezzo che dobbiamo pagare per la stanza che occupiamo durante la nostra esistenza.
9- Persevera nei periodi difficili
(vi insegnerà ad affrontare i lati sgradevoli della vita. Alcune signore completavano con entusiasmo una quantità di quadri campione, ma non li cucivano mai assieme. Li ripiegavano e liminfilavano in un cassetto, già distratte ed entusiaste per un altro lavoro. Altre signore frequentavano corsi e poi correvano a casa e univano frettolosamente i quadri l’uno con l’altro, per essere le prime a consegnare il quilt finito. Il risultato era spesso deludente. C’erano signore che lottavano con tutte le loro forze e trasformavano il più semplice dei modelli in un terreno di battaglia sul quale non avrebbero trovato che frustrazione e sconfitte. Ovviamente gli occhi di queste perdenti, le cucitrici più brave erano esperte perché avevano cominciato da più giorni, non avevano figli, una carriera a cui destinare molto del loro tempo, oppure erano semplicemente fortunate. Mi stupivo sempre nel constatare quante spiegazioni venissero date per giustificare il successo delle esperte; le esperte confezionatrici di quilt erano semplicemente donne che miglioravano costantemente la qualità del loro lavoro, affrontando progressivamente difficoltà maggiori, sempre con entusiasmo e senza timore della fatica).
10- Comunica efficacemente
(ciò che comunicate è molto più importante di come lo comunicate. Tuttavia prima di comunicare il vostro messaggio a qualsivoglia persona e su qualsiasi argomento, dovete stabilire con gli altri un dialogo denso di significato. E un dialogo veramente efficace richiede tre cose: la capacità di ascoltare immedesimandosi in ció che viene detto, un autentico interesse e la volontà di rendersi disponibili. Il partecipare vi da una sorta di potere che non significa controllo, ma rapporto con un’altra persona. Una autentica “comunione”).
11- Vivi con integrità morale
(assumere un impegno e mantenerlo ha come conseguenza l’affidabilità. Rispettare la pianificazione ci impone l’autodisciplina. Il lavoro di qualità vi ispira la stima di voi stesse. La responsabilità vi consente di fare delle scelte e quindi di conquistare l’indipendenza. Per imparare dovete essere flessibili e avere coraggio).
12- Festeggia la vita
(festeggiate i vostri successi e siate fiere di voi stesse. Ció vi stimolerà ad andare avanti facendo le cose giuste. Assicurativi che il vostro atto conclusivo sia festeggiare, il lavoro e la vita. La vita è troppo breve per non godersela).
Tempo dopo la nonna morì e le ragazze vollero preparare una mostra a lei dedicata.
Di fronte all’ingresso, le ragazze avevano appeso un ingrandimento dell’ultima fotografia della nonna, con le nipoti e i loro quilt. Accanto avevano scritto la storia di come la loro nonna adorata aveva rivelato i segreti dei Dodici Fili d’Oro, aiutandole così a rafforzare il loro carattere ed avere successo nella vita. Avevano introdotto una piccola aggiunta: l’ago d’oro fa tutto con amore - e unisce saldamente tutto l’insieme.
L’argomento di questo blog è l’attenzione all’altro: parliamo di educazione. Ciò che diventa importante nell’attività educativa è la relazione. Essa ha le caratteristiche di asimmetria, in quanto rapporto tra un operatore che pensa in prospettiva, agisce con finalità di cambiamento con uno sguardo al futuro, e il soggetto che subisce il frutto delle sue azioni.
Questa visione che si realizza in uno spazio temporale del qui ed ora, è anche influenzata dalle aspettative della società la quale demanda il compito di formare il giovane, il ragazzo, il bambino ora alla famiglia, ora alla scuola, ora a professionisti dell’educazione. Ognuno di essi mettono in atto le loro visioni, le opportune modalità relazionali rispetto anche al contesto. Esse nascono da visioni del mondo, valori, basi concettuali differenti. Alla fine però, ciascun intervento, ciascuna “buona educazione”, contribuisce ad aumentare le competenze dell’individuo per affrontare il mondo e la vita, per prendere decisioni sulla propria esistenza, fronteggiando difficoltà e impegni quotidiani.
“Alla concezione di buona educazione si possono e devono dunque contrapporre “educazioni buone”, differenti per finalità e mezzi” (Rossetti S. A., La prevenzione educativa, p. 82).
Se all’educazione viene demandata la formazione delle nuove generazioni, e se ciascuna agenzia apporta il proprio contributo in maniera consapevolmente programmata, finalizzata e attuata, solo allora possiamo parlare di “educazione buona”. Il compito finale è di colui per il quale queste attenzioni vengono rivolte; sarà sua la “fatica” che, attraverso il confronto con gli stessi attori impegnati nell’educazione oltre che nella relazione con il gruppo di pari, lo porterà ad attuare una sintesi per sè stesso significativa.
Fiabe & Favole 3
DALLE FIABE E FAVOLE ALLA SCOPERTA DELLA PROPRIA AVVENTURA
a cura di identita-narrativa
(Rilettura della Favola del Mago di Oz e non solo)
Tutte le storie che si rispettano riescono ad essere emotivamente importanti. Hanno una serie di caratteristiche comuni. In tutte, per esempio, c’é bisogno di un eroe. Di norma l’eroe parte per un viaggio.
Prendiamo per esempio il Mago di Oz. Dorothy è una bambina la cui vita viene sconvolta da un improvviso ciclone. Per rincorrere il suo cane, Toto, non riesce ad entrare nel rifugio sotterraneo in tempo e lei, la casa degli zii con cui abita in Kansas e il suo cane, vengono trasportati in volo nella terra dei Munchkin.
C’è bisogno di qualcuno che aiuti l’eroe o che a lui si affiancano nell’impresa, che stanno dalla sua parte.
Quando la casa, dopo un lungo volare nel turbine del ciclone, finalmente si posa a terra Dorothy scopre che nell’atterraggio la casa ha schiacciato la Strega cattiva dell’Est. Confusa e spaventata cerca qualcuno che la possa aiutare per tornare a casa. Le va incontro la strega Buona del Nord, la quale la ringrazia per aver ucciso la strega dell’Est e in cambio le dona delle scarpette d’argento. Alle richieste di aiuto la strega le spiega quello che dovrà fare. Le sarà sufficiente seguire la strada dei mattoni gialli fino alla Città di Smeraldo e trovare il Mago di Oz, l’unico in grado di aiutarla. Ci sono gli ostacoli rappresentati da nemici. Questi nemici possono essere altri personaggi o nascere da dentro come una paura o una mancanza. Prima di intraprendere la sua strada, la Strega bacia Dorothy sulla fronte, dicendole che quel bacio la proteggerà da coloro che le vorranno fare del male. Lungo la via, a Dorothy e Toto si uniscono tre strani compagni di viaggio, i quali sentita la sua storia, decidono di accompagnarla; anche loro infatti desiderano trovare qualcosa: lo Spaventapasseri vorrebbe un cervello, il Boscaiolo di latta chiederà al potente Mago di Oz un cuore, il Leone invece, il coraggio.
Ci sono delle prove per arrivare oltre, e questo andare oltre rappresenta spesso nelle fiabe un migliore livello di conoscenza che diventa ricerca, ricerca di se stessi.
Durante il viaggio, infatti, i quattro ormai diventati amici, incontrano degli orribili mostri dalla testa di tigre e dal corpo di orso, poi giungono presso un campo di papaveri, il cui odore addormenta chi lo aspira. Dorotyh e i suoi amici riescono a superare queste prove grazie all’impegno di tutti e iniziano a definirsi anche i caratteri dei personaggi, con le loro difficoltà, ma anche con i loro pregi.
Infatti la conoscenza di noi stessi è importante: senza è difficile conoscere gli altri.
Ci sono poi personaggi simbolici: per esempio il mentore che aiuta, spinge all’azione.
Alla fine Dorothy incontra il Mago di Oz, il quale si manifesta ai compagni di viaggio in modo diverso. Ma il Mago, invece di aiutarli comunica loro che dovranno intraprendere un’altra avventura: uccidere la Strega dell’Ovest. Lungo il percorso dovranno affrontare numerosi pericoli, ma grazie ai doni della Strega Buona, alle caratteristiche e capacità personali, ma anche per caso: la Strega Cattiva era riuscita a rubare le scarpette a Dorothy; questa in un momento di disperazione lancia un secchio di semplice acqua, riuscendo così a far sciogliere la strega ed a ucciderla. Con il cappello d’oro sottratto alla Strega Dorothy, grazie alle scimmie alate, a farsi trasportare assieme ai suoi compagni alla Città si Smeraldo, per incontrare nuovamente il Mago di Oz. Una volta arrivati però scoprono che il Mago non voleva incontrarli in quanto lui non era un vero Mago, ma un vecchio ventriloquo che era stato trasportato fin li dal vento con una mongolfiera. In qualche modo riesca a esaudire i desideri dei tra compagni e decide di partire con Dorothy in mongolfiera. Purtroppo succede che Dorothy e Toto rimangono a terra.
Poi esistono i doni magici. I doni non vengono dati gratuitamente, ma vengono concessi all’eroe se riesce a superare qualche prova. Il dono magico viene dato solo se viene meritato. E quindi il riceverlo è una gratificazione. Diventa il riconoscimento per essere sulla strada giusta. E occorre continuare a lottare per ottenere ciò che si desidera.
Doroty è ancora una volta disperata. Ancora una volta incontra un personaggio la Sentinella dai baffi verdi, dalla quale viene consigliata di chiedere aiuto a Glinda, la Strega Buona del Sud. Tutta la compagnia si rimette quindi in viaggio, e giungono dopo altre nuove avventure al palazzo. Al palazzo di Glinda, Dorothy scopre di aver sempre posseduto gli strumenti per tornare a casa: le Scarpette d’Argento, infatti, possono portarla ovunque. Dopo un saluto accorato, Dorothy «prese in braccio Toto, batté per tre volte uno contro l’altro i tacchi delle Scarpette d’Argento» e torna finalmente a casa, dove riabbraccia i suoi zii.
A che cosa servono le storie? Per prima cosa tutte le storie devono contenere gli ingredienti giusti. Le storie si leggono per stare bene, per vivere delle esperienze che non abbiamo fatto o che non abbiamo la possibilità di fare. Le storie poi, sono simboliche. Raccontano parte di noi e ci aiutano. Dorothy che cosa cerca? Cerca di tornare a casa. Cerca di trovare se stessa. La propria “casa” è conoscersi: è il ritrovare quelle relazioni che permettono di costruire la sua identità.
Le storie possono essere un buon modo di relazione e di aiuto nei bambini. Costruire una storia diventa significativo se il bambino la fa sua se si identifica con essa. La storia pensata come una fiaba; per esempio può servire bambino per fargli superare delle difficoltà. E’ importante quindi conoscere i personaggi personaggi delle loro storie, il significato che esse rimandano. Infatti attraverso le fiabe e le favole il bambino può aiutarci a capire il proprio mondo. Ma attenzione: al contrario degli adulti, al bambino la storia non deve essere spiegata o analizzata. Ai bambini deve essere solo restituita, al massimo rielaborandola, solo per fagli fare dei passi in più che lo possa portare a una migliore conoscenza di sé.
Tutti noi adulti abbiamo delle fiabe che sono rimaste nel cuore. Possiamo trasformare in fiaba/favola il cammino che stiamo percorrendo.
“La mamma gli gridò: “MOSTRO SELVAGGIO!”
e Max le rispose: “E IO TI SBRANO!”
Così fu cacciato a letto senza cena.”
“Nel paese dei mostri selvaggi”, Maurice Sendak, 1999, Babalibri Max ha avuto una bella idea, si è travestito da lupo e ha seminato il panico in tutta la casa, spaventando il cane e impiccando pupazzi. La mamma non è molto contenta e lo spedisce a letto senza cena. Solo nella sua cameretta Max, vede crescere un’intera foresta dal pavimento e poi il mare, così prende una barca e comincia il viaggio. Approderà nell’isola dei mostri selvaggi e, dopo averli domati, ne diventerà il re. Dopo feste e balli sfrenati, finirà per avere nostalgia di casa, dove tornerà e troverà ad aspettarlo una bella minestra calda. Maurice Sendak ha dichiarato: “[…] fin dai primi anni i bambini hanno familiarità con emozioni sgradevoli, la paura e l’ansia sono parte intrinseca della loro vita quotidiana, devono continuamente gestire le frustrazioni al meglio delle loro capacità”. […] Il film ha una sua vita emotiva, spirituale e visiva, valida quanto quella del libro […] “Elemento fondamentale della patologia del disgusto è la bipartizione del mondo fra “puro” ed “impuro”, cioè la costruzione di un “noi” che siamo senza macchia, e di un “loro” che sono sporchi, cattivi e contaminati. Tante cose ingiuste e sbagliate in politica internazionale rivelano le tracce di questa patologia: le persone sono troppo pronte a pensare a certi gruppi come sporchi e cattivi, e a vedere se stessi come figure angeliche Diciamo che questa tendenza molto radicata nell’essere umano è nutrita da innumerevoli vecchie storie narrate ai bambini, che, appunto, raccontano come il mondo sarebbe bello se certe streghe o certi mostri perfidi e disgustosi fossero uccisi o bruciati, magari nello stesso loro forno. Molte favole contemporanee propongono lo stesso visione del mondo. Dovremmo essere grati agli artisti che presentano ai bambini la il mondo nella sua vera complessità: al cineasta giapponese Hayao Miyazaki, per esempio, i cui film tanto fantasiosi contengono una visione del bene e del male più addolcita e sfumata in cui i pericoli derivano dalla complessità delle relazioni umane, o a Maurice Sendak, il cui Max di “Nel paese dei nostri selvaggi” – diventato una emozionante film – gioca con i mostri che rappresentano il suo mondo interiore e la pericolosa aggressività che vi si nasconde. E questi mostri non sono affatto ripugnanti; è infatti l’avversione per i propri demoni interiori la spinta comune a proiettarli all’esterno, sugli altri. Le favole apprese nell’infanzia diventano componenti importanti del mondo che abbiamo da adulti”. Fonte: NUSSMAUM Marta C, Non per profitto, Bologna, Il Mulino, p.52
Solo un ultimo pensiero: La riflessione sulle “cose cattive” deve essere affrontata. Il fatto che, prima o poi, dobbiamo lottare con i nostri demoni, soprattutto nelle occasioni nelle quali pensiamo che “abbiamo sempre ragione” o che il “mostro” stia fuori di noi.
(Fonte: Youtube)
Sleepy Turtles - “Nature’s Hymn”
From their brand new Summer, Hither EP - out TODAY (5/29) on Autumn + Colour Records.
(by autumnandcolour)